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Un gran numero di persone conservano accuratamente e gelosamente il
costume che, secondo la tradizione, da secoli è formato da una
giubba e da calzoni di mussola rossa e da strisce di stoffa di
colore giallo. La testa coperta da maschera “sbirrijan” (lingua
gallo-italica), un “cappuccio” che si slancia con un lungo
cordoncino sino ad assottigliarsi per legare la coda. Ricorda la
Confraternita dei Flagellanti o dei Fratelli della Misericordia.
Altri elementi rendono l’aspetto piuttosto singolare: pelle lucida
con lingua, sopracciglia lunghe e arcuate, scarpe di cuoio grezzo e
di stoffa, schierpi d’piau (in lingua locale). Catene a maglie
larghe nella mano sinistra, d’scplina, (in vernacolo locale), trombe
militari con vari ornamenti finemente intarsiati e ricamati
specialmente nella giubba che ricordano le antiche tradizioni della
cultura araba. I Giudei vestono quindi panni appariscenti, un
singolare elmetto, con qualche pennacchio o croce, e così vestiti
gli uomini sanfratellani percorrono le strade del paese. Suonano
soffiando trombe militari e annunciano in maniera stridula la
singolare celebrazione che è considerata a pieno titolo la festa più
antica del dramma sacro popolare d’Italia.
Viene spontaneo chiedersi: ma che cosa rappresentano i Giudei visto
che mentre la chiesa universale commemora la passione e morte di
Gesù Cristo, a San Fratello si festeggia. Forse il contraltare del
triste transitorio periodo in cui la chiesa ricorda il sacrificio
del Cristo? Infatti un tempo comparivano molti personaggi tratti
dalle pagine del Vangelo, ma su questi, il Giudeo ha preso il
sopravvento. Quindi il Giudeo di San Fratello non è semplicemente un
personaggio folkloristico, come molti pensano, non è colui che con
il suono della sua tromba dà un aspetto del tutto insolito alle
celebrazioni. Egli piuttosto rappresenta il crocifissore, il
flagellatore e il soldato che affondò la sua lancia nel costato di
Gesù e quindi bisogna vedere in tale personaggio il volto dell’uomo
con l’estro che coprendosi, interpreta un personaggio animato da una
carica emotiva folle e ad un tempo grottesca.
Tant’è vero che il Pitrè scriveva: “Nuova del tutto, nel ciclo delle
rappresentazioni mute, è la festa dei Giudei di San Fratello dove i
giovani mandriani camuffati intenzionalmente da Giudei, corrono
all’impazzata per le strade facendo un vero pandemonio ed assordando
la gente. A codesto ciclo sono da riportare le scene dei
disciplinanti, ora non più riconoscibili nelle processioni che sono
tutte di raccoglimento e di pietà dei fedeli, per quanto poi in
apparenza lontana, è molto vicina in sostanza a siffatto gruppo di
spettacoli...” Il Giudeo non sa di pagano, come qualcuno ebbe a
dire, è invece l’espressione di un popolo religioso, è un atto di
fede, un tripudio di amore al Cristo. Basti considerare le scene di
commozione che si verificano durante ogni manifestazione; ne fa fede
il fervore religioso con cui il popolo di San Fratello in un
rapporto diretto con la propria intima convinzione religiosa
partecipa a tutte le celebrazioni liturgiche. Ricordandoci sempre
del massimo folklorista siciliano Giuseppe Pitrè, sembra
inverosimile che abbia potuto definire tale manifestazione una ridda
infernale, pazzesca costumanza, mascherata fuori tempo, vera e
propria profanazione. Egli aggiunge concludendo: disgraziatamente,
questo costume non è cessato ancora! Smentendosi rispetto al suo
modo di interpretare la tradizione delle rappresentazioni mute, o
perché avrà assistito magari frettolosamente a qualche rito o per la
mistificazione di qualche suo corrispondente.
Tant’è vero che di muto c‘è molto, dal
momento che i Giudei rispettano un silenzio personale assoluto,
utilizzando solo le trombe per annunciare la loro presenza. La
singolare tradizione che è certamente curiosa, spettacolare e anche
discussa fra le tante che si svolgono in terra siciliana, attira su
di sé molta attenzione. Molti valenti studiosi di tradizioni
popolari se ne sono occupati, spinti ed attratti dall’enorme
suggestione e dall’interesse che da essa proviene e sono state
formulate diverse interpretazioni che sempre hanno colto gli aspetti
più emergenti del fenomeno, sociologicamente spiegabile con una
specifica identificazione dell’essere sanfratellani con l’essere
Giudei.
Molti hanno scandagliato in profondità
i motivi dei curiosi comportamenti, ma è mancato lo sforzo di
operare una sintesi di tali studi. Forti di una tradizione che ci
appassiona sempre più, tenteremo adesso di arricchire con
considerazioni e spunti la conoscenza di questo fenomeno. Benedetto
Rubino nella sua pubblicazione Folklore di San Fratello ha descritto
minuziosamente i costumi ed i movimenti, lasciando l’impressione che
il tutto fosse semplice rumore, frastuono e marce e che alla fine
del tre giorni si tornasse alla calma, senza dare una personale
interpretazione. Noi siamo convinti che una tradizione, legata ad
una realtà religiosa di così grande importanza, come la morte del
Cristo, non può non avere connessioni e riscontri con altre analoghe
per la comune matrice ideologica cagionante, e abbiamo cercato
relazioni fra esse attraverso un tentativo di comparazione dei
costumi e dei modi di agire, per riuscire a ravvisarvi le medesime
radici culturali.
Nella Corda pazza, Leonardo Sciascia
scrive: “...ma una festa religiosa, che cos’è una festa religiosa in
Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto... E anzi tutto una
esplosione esistenziale... esplosione dell’es collettivo di un paese
dove la collettività esiste soltanto a livello dell’es... I Giudei
(di San Fratello) sono gli uccisori di Cristo, perciò nella
rappresentazione della passione di Cristo che viene condannato e
crocifisso, essi demonicamente si scatenano... e ci chiediamo se
alla formazione di una tale tradizione non abbiano concorso più
delle ragioni calendariali e liturgiche, ragioni psicologiche,
sociali e storiche”. Quindi, secondo lo scrittore, il punto di vista
si allarga al di là del dramma, per una interpretazione del fenomeno
in termini più attuali ed in un certo senso più realistici. Ed
allora occorre necessariamente fare un tuffo nel passato ricordando
che San Fratello è una colonia lombarda, che ha lingua e tradizioni
proprie, consuetudini e costumi della patria d’origine. Infatti la
filosofia che ha assimilato la parlata e la cultura per oltre
novecento anni, è stata salvata per quanto possibile in maniera del
tutto originaria. La cittadina dei Nebrodi è stata fondata,
integrando gli abitanti greco-latini con immigrati venuti al seguito
dei lombardi provenienti da Casale Monferrato con Adelaide o
Adelasia degli Aleramici, dall’Alto Novarese, dalla Francia e dalla
Lombardia, nel XII secolo. E mentre nelle altre colonie lombarde di
Sicilia alcuni elementi originari sono scomparsi, a San Fratello
vige immutato ed intaccato l’originario dialetto gallo-italico. Si
assiste quindi a un rituale folkloristico carnevalesco che affonda
le sue radici in un tempo remotissimo. Lo stesso Italo Sordi vede
nei Giudei di San Fratello un cerimoniale inserito nella festività
religiosa ma avente forti connotazioni profane, sia pure con intenti
rievocativi di un episodio, non vissuto personalmente, ma assunto
come antecedente fondamentale alla propria storia. Quando qualcuno
insiste sul termine carnevalesco dovrebbe ricordarsi che non sono
sufficienti solo le maschere perché di ciò si possa trattare: il
vero carnevale ha un’origine e uno sviluppo complesso in cui vengono
a confluire usanze pre cristiane magari aventi lo scopo di
propiziare l’inizio del nuovo anno, la fertilità, l’abbondanza.
Nell’ambito locale i Giudei non sono mai stati visti né paragonati a
protagonisti del periodo carnevalesco. Sono invece legati a ragioni
sociali, considerato che prima ne indossavano l’abito solo i
contadini, i pastori, i mandriani, gli allevatori in genere e non i
ricchi proprietari terrieri o gli aristocratici che accettavano il
ruolo di essere scherniti durante i tre giorni della festa con
piccoli balletti o scherzi senza nulla di offensivo o di
irriverente. Solitamente il Giudeo amico faceva solo qualche
tintinnio con la disciplina cioè con lo strumento a maglia di monete
o legamenti di catene che tuttora ogni partecipante alla storica
tradizione suole portare alla mano sinistra. Vorremmo tanto
riconoscere i cugini dei Giudei, ma, quanto avviene nel paese di San
Fratello, insieme a tutto ciò che gli sta a corredo, sa solo di
curioso e nient’altro, anche se è sempre più sorprendente la
somiglianza di questo costume con quelli tipici della Val d’Aosta.
Una maschera comune è la componente demoniaca che acquista in ogni
tempo un importante significato per i tradizionali riti che hanno
come scopo la sconfitta dello spirito del male e la purificazione,
sia dell’uomo che della natura. A questo punto, lasciamo che ognuno
tragga le considerazioni che ritiene più opportune, anche
avvalendosi dei confronti con altre culture, nella speranza che la
festa dei Giudei di San Fratello duri immutata nel tempo, cercando
di promuoverne quanto più possibile l’interazione con le altre
manifestazioni, in maniera armoniosa. E ciò non tanto per fare bella
mostra con cronisti e visitatori, ma per toccare il profondo
dell'animo di chi, per sentimento e convinzione, vive questa
tradizione tanto coinvolgente riportando alla memoria quelle
autentiche pagine del Vangelo dove si narra delle sofferenze di
Cristo, condotto sul Calvario tra gli scherni e il giubilo dei
giudei. Nessun accostamento intenzionale si faccia con il Carnevale
(che pure, a San Fratello gode di una caratteristica celebrazione):
mai alcun Sanfratellano ha violato la religiosità del costume sacro
del Giudeo, indossato solo ed esclusivamente nei tre giorni della
Settimana Santa.
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